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	<title>Piervincenzo Canale, giornalista &#187; internet</title>
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		<title>Taro non ce l&#8217;ha fatta</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 07:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piervi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi ci è voluto un po&#8217; prima di scrivere questo post. La morte di Taro mi è stata comunicata forse anche prima che la notizia venisse pubblicata su Savetaro.com e mi ha preso molto di sorpresa come sempre in queste circostanze.
La cosa che più mi ha colpito di tutto ciò &#8230; beh in realtà sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="float: left; margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-right: 10px;" src="http://www.piervi.com/wp-content/uploads/2010/02/savetaro300x250aditours_2-.jpg" alt="" />Mi ci è voluto un po&#8217; prima di scrivere questo post. La morte di Taro mi è stata comunicata forse anche prima che la notizia venisse pubblicata su Savetaro.com e mi ha preso molto di sorpresa come sempre in queste circostanze.</p>
<p>La cosa che più mi ha colpito di tutto ciò &#8230; beh in realtà sono due:<br />La prima è che, almeno per quello che ho visto io, con un messaggio da LinkedIn è partita una <strong>gara</strong> a raccogliere fondi per permettere a Taro e alla sua famiglia di affrontare le spese per le cure mediche negli Usa. In pochi giorni sono stati raccolti centinaia di migliaia di euro/dollari/yen. Non erano ancora sufficienti ma ci si avvicinava velocemente all&#8217;obiettivo prefissato.</p>
<p>La seconda è la solidarietà spontanea e letteralmente mondiale attraverso internet e i canali dedicati a <strong>AfS-Intercultura</strong>. Sono stato borsista in Francia nel 1994 e nonostante siano passati quasi vent&#8217;anni mi sento ancora fortemente legato a quell&#8217;esperienza, a quell&#8217;associazione e ai volontari. Mi ha colpito il fatto che come me devono essersi sentite tante altre persone nel mondo. E oggi grazie a internet è un gioco da ragazzi tenersi in contatto. Bavagli futuri permettendo.</p>
<p>Alla famiglia di Taro le mie più sentite condoglianze. <a href="http://www.savetaro.com/" target="_blank">www.savetaro.com</a></p>
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		<title>Ecco perché mi piace internet&#8230; leggi qui sotto</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 11:41:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piervi</dc:creator>
				<category><![CDATA[varie]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[stefania ragusa]]></category>

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		<description><![CDATA[Riprendo quest&#8217;articolo (già ripreso da Stefania Ragusa), oltre per quello che dice, anche perché è un esempio di quanto critica in meno avremmo se si mettesse il bavaglio a internet come vorrebbero fare alcuni.
Dal blog di Fulvio Scaglione:
&#8220;Uno degli aspetti più sconsolanti della cultura italiana è questo: se sei prestigioso, autorevole o anche solo famoso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo quest&#8217;articolo (già ripreso da Stefania Ragusa), oltre per quello che dice, anche perché è un esempio di quanto critica in meno avremmo se si mettesse il bavaglio a internet come vorrebbero fare alcuni.</p>
<p>Dal blog di <a target="_blank" href="http://www.fulvioscaglione.com/">Fulvio Scaglione</a>:</p>
<p>&#8220;Uno degli aspetti più sconsolanti della cultura italiana è questo: se sei prestigioso, autorevole o anche solo famoso in un campo, sei libero di pontificare anche a proposito di cose di cui, palesemente, sai poco o magari anche nulla. E’ il caso, tipicissimo, dell’articolo di fondo che il Corriere della Sera” ha concesso all’insigne costituzionalista Giovanni Sartori per sproloquiare sul tema della, cito il titolo, “Integrazione degli islamici”.<br /><!-- more --><br /> Dico sproloquiare non a caso. L’articolo, pur breve, contiene affermazioni banali e affermazioni ridicole. Eccone alcune del secondo genere. <span style="font-weight: bold;">Per spiegare perché sul fronte cattolico abbondino le voci che sperano e lavorano per l’integrazione degli immigrati: “La Chiesa deve essere, si sa, misericordiosa”. E stop. Si vede che al buon Sartori, nella natia Firenze o nella più lontana ma ben collegata New York, non arrivano i rapporti della Caritas.</span> Per esempio quello del 2009, dove si sottolinea che i lavoratori nati all’estero in senso stretto (cioè al netto degli italiani nati fuori e immigrati di ritorno) sono circa il 10% del totale e contribuiscono per un pari 10% alla formazione della ricchezza del Paese (Pil), anche se nella stragrande maggioranza dei casi non godono delle stesse “protezioni” dei lavoratori italiani, come dimostra il fatto che sono statisticamente assai più colpiti dagli infortuni sul lavoro, compresi quelli mortali (176 di loro sono morti nel 2008). Sono dati confermati dalle ricerche dell’Istat e di Unioncamere (l’Unione delle Camere di commercio): trovare un modo per integrare i lavoratori immigrati è dunque questione, prima che di misericordia, di convenienza e di intelligenza.</p>
<p><span style="font-weight: bold;">Altra sciocchezza</span>: <span style="font-weight: bold;">non v’è nella storia una casistica di “una loro (dei musulmani, n.d.r) riuscita incorporazione etico-politica (nei valori del sistema politico) in società non islamiche”. Il buon Sartori conosce qualche caso di “riuscita incorporazione” di popolazioni di cultura occidentale nel sistema etico-politico dei musulmani? Gli risulta che i tedeschi in Africa e gli inglesi o i francesi in Medio Oriente si siano “ben incorporati” con il loro colonialismo?</span> Al contrario, i turchi si sono piuttosto ben incorporati nel sistema politico e sociale tedesco: sono 2 milioni su una popolazione complessiva di 80 milioni, lavorano, pagano le tasse, votano e si fanno gli affari loro. Non mi pare che la Germania soffra molto per la presenza di questi 2 milioni di musulmani, ai quali vanno aggiunti altri 5 milioni di lavoratori comunque stranieri, dei quali una parte è certo di fede islamica. Non solo: i turchi costituiscono circa il 25% degli stranieri ufficialmente residenti in Europa (ce ne sono anche 270 mila in Francia, 260 mila in Olanda, 145 mila in Austria, 120 mila i Belgio e persino 15 mila in Italia) e non mi pare che l’Europa patisca a causa loro.<br /><span style="font-weight: bold;"><br />Terza sciocchezza</span><span style="font-weight: bold;">: Inghilterra e Francia si sono impegnate a fondo sul tema dell’integrazione dei musulmani, eppure “si ritrovano con una terza generazione di giovani islamici più infervorati e incattiviti che mai”.</span> La situazione inglese si presta di più a questa affermazione, che pure è radicale e grossolana: i musulmani in Inghilterra sono circa 2,4 milioni; circa il 60% delle 1.500 moschee del Paese è affiliato alla corrente islamica Barelwi, i cui leader hanno ripetutamente condannato il wahabismo, il salafismo e il deobandismo, cioè i movimenti fondamentalisti; in Asia, i barelwi si sono sempre opposti ai talebani, anche quando questi erano sostenuti da Usa e Pakistan.<br /><span style="font-weight: bold;"><br />Quella francese, poi, è una storia completamente diversa.</span> <span style="font-weight: bold;">La rivolta delle periferie del 2005 (come pure le successive e mai sopite inquietudini) aveva radici esclusivamente sociali, l’islam non c’entrava proprio nulla.</span> Segnalo un libro al buon Sartori: L’autunno francese di Cesare Martinetti (Feltrinelli). L’autore, attuale vice-direttore della Stampa, era corrispondente da Parigi all’epoca dei disordini e racconta benissimo come e perché. Informarsi conviene sempre.</p>
<p>Un mio collega, infine, ha appena realizzato una bella intervista a Federica Guidi, presidentessa dei Giovani imprenditori di Confindustria e imprenditrice ella stessa sulle orme del padre. La Guidi sottolinea l’importanza per la nostra economia dell’inserimento dei lavoratori immigrati, portatori tra l’altro di competenze artigianali che nei nostri Paesi vanno scomparendo. Ma sottolinea anche <span style="font-weight: bold;">l’assoluta necessità di riformare il sistema Italia, sempre fermo sulle proprie mancanze. Ecco, caro professor Sartori, il rapporto con i lavoratori immigrati è una delle grandi riforme che dobbiamo affrontare. </span>Ma non a livello d’Italia, per fortuna, visto che da noi c’è anche chi crede che la questione si risolva respingendo i neri africani e lasciando entrare a piacimento i bianchi dell’Est. La riforma dovrà essere fatta a livello dell’intera Europa. Non c’è scampo, piaccia o non piaccia. E quanto al fatto che si debba scegliere in base alla religione, confuciani e animisti sì e musulmani no, come dice lei, beh, mettiamola così: un infortunio può capitare a tutti, quindi anche a un insigne costituzionalista. Soprattutto quando si occupa d’altro.&#8221;</p>
<p>ps: in genere apprezzo molto Sartori ma, questa volta, ha proprio toppato!!!</p>
<div class="zemanta-pixie"><img class="zemanta-pixie-img" alt="" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=99b46586-2d18-8dbe-9a11-7a6ea8782746" /></div>
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